La Natività, chiamata anche “Pasqua” e “Festa delle luci”, prefigura la Risurrezione e manifestazione del Dio Trino e unico. Dio diviene Uomo per restituirgli la dignità di figlio di Dio. La stella guida tutti i personaggi, segno dell’intervento di Dio sulla terra. Il raggio che sale significa l’essenza unica di Dio e i tre raggi, la partecipazione delle tre Persone divine all’economia della salvezza. La mangiatoia a forma di tomba, prefigura la morte di Cristo rifiutato dal suo popolo fin dalla nascita. Le bende con cui il bambino è fasciato saranno abbandonate nel sepolcro come prova della sua Risurrezione. Cristo situa la sua nascita negli inferi, l’oscurità della grotta è l’inferno. In basso, il fonte per il bagno del neonato, prima azione pienamente umana. Il Messia atteso è venuto ed è veramente Figlio dell’Uomo. L’albero è compimento della profezia: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” Nel manto purpureo, colore della regalità, la Vergine Maria è in contemplazione. Le stelle sulla fronte e sugli omeri indicano la sua verginità prima, durante e dopo il parto. Giuseppe è assalito da dubbi. In lui è manifesta la tentazione universale, continua attraverso i secoli: non esiste Dio, non esiste nascita soprannaturale, è impossibile che la natura divina si incarni, ma l’aureola intorno alla sua testa lo fa vincitore della tentazione. In alto, i Magi che Dio conduce all’adorazione, segno e primizia delle nazioni, portano oro, incenso e mirra, i segni della regalità, divinità e passione del bambino. Gli angeli lo adorano, le mani coperte per mostrarne la regalità.