Cristo morto discende agli inferi. Nel silenzio del Sabato, sulla terra è giorno di dolore, ma agli inferi è già Pasqua. Cristo vi discende come sole che dissipa le tenebre della morte. L’Amore è sceso sino alle profondità degli inferi per strappare gli uomini dal peccato e dalla morte e introdurre tutta l’umanità in Paradiso. Cristo attraversa la morte simboleggiata dal cerchio nero, afferra Adamo, lo attira a sè e gli restituisce l’immagine e la somiglianza con Dio. Eva, madre di tutti i viventi, tende le braccia al Salvatore, le mani coperte perché toccarono il frutto proibito. Cristo Re in veste dorata, risplendente della gloria divina sovrasta gli abissi, sotto di lui cadono infrante le porte degli inferi. I profeti e i giusti attendono il Salvatore: re Davide, Salomone e Daniele con un copricapo di foggia babilonese. Vicino a Gesù, Giovanni Battista rinnova il gesto di testimone. A destra, testimoni dell’alleanza, Mosè con le tavole della Legge, Abramo dal volto rugoso e Noè con le vesti screziate dei colori dell’arcobaleno. Tutti riconoscono il Signore nel quale hanno sperato: in Lui si compiono la Legge e le promesse. Cristo liberatore annuncia il vangelo: ogni cristiano partecipa di questo zelo apostolico per coloro che in questo mondo, sono nelle tenebre e nell’ombra della morte.