ULTIMA CENA

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Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: "in verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà". Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: "sono forse io?".

Ed egli disse loro: "uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!".

(Mc 14, 17-21)

Figlio di Dio,

rendimi oggi partecipe

della tua cena sacramentale.

Non svelerò il Mistero ai tuoi nemici

non ti darò un bacio come Giuda,

ma come il buon ladrone ti dico:

"ricordati di me, o Signore, nel tuo regno!"

(Tropario della festa)

L'icona presenta il momento in cui Cristo ha appena annunciato agli apostoli che uno di loro lo tradirà. I discepoli si domandano chi sia il traditore. Pietro fa un cenno a Giovanni seduto vicino a Gesù, dicendogli di chiedergli a chi si riferisca dei Dodici. Cristo, unico ripreso a figura intera, risponde: "chiunque ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà". Il traditore è Giuda, vestito di azzurro e rosso, tonalità brillanti simbolo dell'amore e al mondo a alla sua gloria. Il manto nero che avvolge Gesù sta invece a significare la sua prossima passione e morte: è la cupa notte, Cristo entra nelle tenebre del peccato prendendo su di sé tradimenti, inimicizie e rifiuto. Sulla tavola sono presenti i segni dell'Eucarestia: la coppa del vino e il pane. Attraverso l'Eucarestia ogni cristiano vive la Pasqua di Cristo nel suo viaggio dalla morte alla Vita Eterna.

Nello sviluppo dell'iconostasi l'Ultima cena occupa un posto di rilievo, si trova sempre al di sopra della porta centrale (Porta aurea o porta bella) attraverso la quale il celebrante distribuisce la comunione: "io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6, 51).