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L'icona
della Santa Famiglia di Nazaret riprende nello schema compositivo quella
celeberrima della Trinità di Adrej Rublev (raffigurata anche in un
mosaico absidale nella cripta parrocchiale) dove viene raffigurato
l'episodio biblico dell'ospitalità di Abramo. Nel Libro della Genesi si
legge che apparvero ad Abramo e Sara tre angeli per annunciare loro la
nascita di un figlio; i Padri e tutta la tradizione della chiesa hanno
sempre visto in questo episodio una prefigurazione della Trinità.
"Poi
il Signore apparve a lui (Abramo) alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva
all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli
occhi e vide tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide,
corse loro incontro dall'interno della tenda e si prostrò fino a terra,
dicendo: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare
oltre senza fermarti dal tuo servo." (Gen 18, 1-3)
in
un mosaico del VI secolo conservato nella chiesa di San Vitale a Ravenna
viene raffigurato questo stesso soggetto, pur se non in forma così
accentuatamente simbolica e idealizzata, come troveremo nell'opera di
Rublev.
Nella
tradizione orientale, anche se già a partire dal XI secolo si comincia a
rappresentare la figura del Padre in sembianze umane, è solo con la
trinità di Rublev che l'uguaglianza pittorica delle due figure raggiunge
livelli così elevati, ma soprattutto è solo con Rublev che la terza
figura- quella dello Spirito Santo- abbandona il simbolismo della colomba
per assumere esplicitamente una sembianza del tutto simile a quella delle
altre due figure. Il Concilio dei Cento Capitoli (1551) dichiarerà tale
icona modello universale della rappresentazione della Trinità.
Tomas
Spidlik nel volume "Noi e la Trinità" ci offre alcune
significative riflessioni sulla scelta di Argüello di raffigurare la
Sacra Famiglia in questo modo.
"Una
cappella bavarese è dedicata alla Sacra Famiglia. Sopra la porta sono
dipinti Gesù, Maria, Giuseppe e vi è un'iscrizione; "la Trinità
sulla terra" (…). Il matrimonio cristiano si considera come piccola
Chiesa. Si deve quindi scoprire anche in esso il riflesso della vita
trinitaria. Il primo accenno a quest'aspetto si può leggere già nella
Genesi a proposito della creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di
Dio. "facciamo l'uomo a nostra somiglianza, affinché domini sui
pesci del mare e sugli uccelli del cielo…" (Gen 1,26). In altre
parole, l'uomo riceve la padronanza sul mondo perché è immagine del
Creatore. Ma nei versetti seguenti si riprende il pensiero con queste
parole: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò,
maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e
moltiplicatevi, riempite la terra" (Gen 1, 27-28). Allora l'uomo
appare come immagine di Dio nella sua convivenza in famiglia, che è il
nucleo della società.
Un
aspetto questo per altro già precedentemente indicato dallo stesso
pontefice Giovanni Paolo II nell'omelia pronunciata in occasione della
festa della Sacra Famiglia a Porto San Giorgio il 30 dicembre 1988.
"In
questo periodo viviamo nella fede il grande mistero divino, il mistero
della SS. Trinità in missione (…).
Il
Santo Natale ci ricorda ogni anno questa missione del Figlio, inviato dal
Padre per portarci lo spirito in cui è stato concepito dalla Vergine
(…)
Diventa
cioè visibile il mistero nascosto, il "Mysterium absconditum a
saeculis", il mistero nascosto da sempre viene rivelato, diventa
visibile.
Attraverso
questa povera realtà della nascita del Signore, del Presepe, della Notte
di Bethlemme, di Maria e Giuseppe, si rivela il grande mistero della
Trinità in missione".
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