DEESIS

Come la folgore viene da oriente e va fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. (…) subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria.

(Mt 24, 27-30)

Nella parte centrale del ciclo pittorico è raffigurata la Deesis (devhsi, supplica). Così è chiamata la raffigurazione di Cristo in trono, con alla sua destra la Vergine Maria a lui rivolta con le braccia sollevate, leggermente curva in atto di supplica e, alla sua sinistra, San Giovanni Battista pure rivolto nello stesso atteggiamento di supplica. Il Battista (cioè Battezzatore) chiamato anche Pròdromos, cioè il Precursore, è riconosciuto dalla barba (generalmente a 5 punte) e dalla capigliatura incolta.

L'immagine della Deesis è sovrastata da una fascia di colore verde sorretta da due angeli. Sulla fascia la luna, il sole e le stelle ad indicare l'universo e al centro di essa l'Arca dell'Alleanza.

Il Cristo Pantocratore, l'onnipotente, viene alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità a giudicare la terra. L'icona svela la potenza di Dio nascosta sotto le spoglie mortali del Cristo. Il Figlio dell'uomo annunziato dalle scritture, disprezzato e deriso nella sua prima venuta al mondo viene nella sua seconda come giudice giusto per giudicare i vivi e i morti. Nella sinistra tiene il libro della vita su cui legge "amate i vostri nemici", parole che sono il cuore della nuova alleanza. Gesù è l'immagine di Dio e dell'uomo. In lui vincitore della morte, queste parole sono ora realizzabili nella nostra vita e su di esse saremo giudicati. Nel libro della vita si legge anche "vengo presto" un incoraggiamento, invito alla perseveranza per mantenere salda la fede. Il Pantocrator esprime l'attesa escatologica dell'assemblea cristiana che nella celebrazione eucaristica sperimenta la presenza viva del Cristo, la conferma della fede e il desiderio della venuta finale del Signore che segna la vittoria definitiva sul male e sulla morte. L'immagine svela l'orientamento della storia verso il suo punto conclusivo: l'incontro con Cristo che viene e tende ad un fine di pienezza di vita in Dio.

Il Pantocrator converge a sé tutto il ciclo pittorico, la sua figura si stacca dal fondo dell'oro e sembra venirci incontro per farci partecipe della sua trasfigurazione finale e vittoriosa.

Il Cristo con la destra benedice, iscritto nelle tre sfere cosmiche di cui la blu rappresenta la terra, la nera la morte che circonda la terra e la terza, celeste, rappresenta il cielo. La figura di Cristo spezza il cerchio della morte e unisce la terra al cielo. I quattro angoli rossi sono immagine degli evangelisti che annunciano e preparano la seconda venuta di Cristo nel mondo.

Il volto del Pantocrator ha ispirato l'artista in modo particolare. Il volto con occhi grandi come un bambino, un Cristo umile. Nella tradizione antica Cristo ritornava severo, come appare nelle chiese di rito bizantino; nel dipinto di Argüello il Cristo ha un volto pieno di amore e di attenzione compassionevole.

Esso ci ricorda quanto detto da S. Giovanni della Croce, che alla sera della vita saremo giudicati sull'amore.